IL FASCINO DELLA RIBELLIONE

h. 21 | giovedì 8, 15, 22 Febbraio 2007

Quando la ribellione è un modo di manifestare se stessi.
Un attore che ha incarnato sul grande schermo gli ideali di ribellione di un’intera epoca, fino a farli propri, anche a costo di scelte impopolari.
Uno sportivo sempre fuori dagli schemi, l’unico che è riuscito ad uscire dal rigido circuito del quale faceva parte, l’unico ad essere riuscito a trasformare il ciclismo in uno sport seguitissimo, esponendosi sempre in prima persona anche nei momenti più scomodi, arrivando a pagare con la vita le sue scelte estreme.
Un poeta che è stato tra i fondatori del movimento letterario che ha spezzato i canoni classici, inneggiando ad una libertà vera e irriverente.

 

MARLON BRANDO, da molti considerato il più grande attore del 20° secolo, per alcuni un grande attore che ha azzeccato una manciata di film ed ha interpretato una decina di flop. Non ci sono mezze misure per descrivere Brando e, simbolica è una frase detta da Al Pacino dopo aver recitato con lui
ne “Il Padrinoâ€: “...è come recitare con Dioâ€. Un attore che ha fatto della ribellione un marchio imprescindibile del suo smisurato talento, sia essa manifestata sullo schermo, sia parte integrante della propria vita, portandolo a divenire un’icona per i giovani della sua generazione, quando, negli anni ‘50, la società americana si nascondeva dietro un velo di ipocrisia e perbenismo che di lì a poco sarebbe deflagrato anche grazie ad interpretazioni come quelle di Brando.

MARCO PANTANI, il pirata. Per tutti il miglior grimpeur di tutti i tempi, l’unico ad aver innalzato la sua categoria a livelli di eccellenza. Fu il primo a rompere i canoni rigidi di uno sport minore in Italia, portandolo ad essere il più seguito dopo il calcio e l’ automobilismo. Eternamente sfortunato in carriera, il suo declino cominciò nel maggio del ‘99 quando, dopo essere stato squalificato dal Giro d’Italia che stava dominando, non seppe più riprendersi e si sentì abbandonato da un mondo che lui stesso contribuì a rilanciare. Morì il 14 febbraio 2004.

WILLIAM BURROUGHS, con Kerouac e Ginsberg, il fondatore inconsapevole di una delle correnti letterarie più affascinanti
del 20° secolo. Diceva di se stesso “omosessuale, drogato, pecora nera di buona famigliaâ€, e in queste poche parole si può condensare la sua filosofia di vita, una ricerca continua di sperimentazioni, ribellioni e disprezzo per le conseutudini e le convinzioni della società civile.
Diede vita ad una serie di opere rivoluzionarie, quali il Pasto Nudo, il romanzo che lo consacrò, scritte secondo il procedimento del Cut-up, ossia senza un flusso logico, ricolme di pensieri sconnessi e liberi montati secondo un’apparente casualità. Nei suoi scritti troviamo le sue esperienze in prima persona, secondo il credo della Beat generation per la quale le parole devono seguire le esperienze vive di libertà, senza limiti di sperimentazione

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