Parole in Proiezione: Ciclo IIINDEX | Ciclo I | Ciclo II | Ciclo III | Ciclo IV | Ciclo V | Ciclo VI | Clip Show | LA VIOLENZA NEL SANGUE h. 21 | giovedì 9, 16 e 23 Novembre 2006 Tre personaggi estremamente diversi, senza nessun legame apparente, esprimono il proprio essere e ragione d’esistere attraverso il contatto formale o diretto con la violenza del sangue.
Per DRACULA (aka conte Vlad, aka Tepes, aka figlio delle tenebre), figura a metà tra storia e mito, il sangue è vita, necessità primaria, nutrimento essenziale, sia che si analizzi la figura romantica e avvolta dalla leggenda, sia che si voglia considerare il principe di Valacchia realmente esistito alla fine del xv secolo. Nel primo caso, il personaggio è noto a tutti e così la storia che ne racconta il legame stretto e inscindibile col liquido vitale; nel secondo caso, invece, la simbiosi con la crudeltà e la violenza del sangue è necessaria per governare in una regione instabile, tormentata e ribelle. PABLO ESCOBAR, il più famoso narcotrafficante della storia, ha impresso il suo marchio violento per raggiungere i suoi scopi economici. La violenza è il mezzo per manovrare i suoi traffici, per costituire il suo monopolio personale e sotterraneo, per creare un secondo stato che agisce più o meno indisturbato al di sotto di quello istituzionale. La violenza è l’arma e il sangue è il proiettile che destabilizza i mercati della droga, il mezzo con il quale riesce a tenere in scacco per molto tempo anche l’intelligence americana. Il terrore che diffonde è il manto dietro il quale si cela il suo potere. QUENTIN TARANTINO, pluripremiato e idolatrato regista, vera icona e culto delle nuove generazioni, ha iniziato la carriera dal basso, quando, nelle vesti di commesso di una videoteca, si nutre in maniera ossessiva di B-movie (per gran parte di autori italiani quali Bava e Argento) tempestati da immagini violente e truculente, film inondati letteralmente dal sangue. Per lui la violenza è specchio della società , anche se le sue immagini sono talmente esagerate e ripetute da arrivare a far perdere la coscienza stessa della violenza: in un certo senso sono immagini pure, scevre da vera e propria violenza, ma il suo legame con esse e con il sangue che ne deriva è irreversibilmente indissolubile. |